The Unedited
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MARY

By Carlo Silvio Manso

 

Seduto sul divano accavallo le gambe. Mi piacciono questi jeans. Aspiro il fumo della mia sigaretta, avidamente. Quando la spegnerò saprò di aver accorciato volontariamente la mia vita di cinque minuti. Rido. Beh, 'fanculo, vista la situazione li avrei sprecati comunque.

Mi chino in avanti, recupero due cubetti di ghiaccio dal contenitore argentato e li deposito con noncuranza nel bicchiere dal fondo pensante, decorato sulla superficie esterna con una serie di piccole piramidi, le cui estremità pungono piacevolmente il palmo della mano e le dita. Prendo la bottiglia di scotcht e riempio metà bicchiere. Splendidi riflessi ambrati in onde d'oro. Bevo.

Mia madre diceva sempre che gli uomini veri devono scotch.

Abbasso lo sguardo, vedo corpi esanimi sul pavimento.

Tutta questa fatica per niente.

Sul soffitto di questa stanza, zeppa di cadaveri sforacchiati e fumo di sigarette bionde, rotea tristemente e malinconicamente una vecchia ventola cigolante.

Strana e complice una luce rossa invade l'ambiente rendendo al contempo la scena tanto surreale quanto patetica.

Spengo la sigaretta – addio ai cinque minuti - ed espiro il fumo dal naso girandomi ad osservare indifferente il timer luminoso ed intermittente piazzato nell'angolo.

E pensare che quest'aggeggio che sembra così tecnologicamente inoffensivo mi farà saltare il culo in meno di cinque minuti e mezzo…per la precisione cinque minuti e 28 secondi, ventisette, ventisei, venticinque, ventiquattro… ma certo non vorrete che passi tutto il tempo che rimane a fare un fottuto conto alla rovescia, vero? Bene, allora la smetto.

Mi alzo e vedo tutte quelle macchine parcheggiate in giardino. I rispettivi proprietari hanno avuto un leggero attacco di morte sopraggiunto improvvisamente nel mio soggiorno. Le macchine sono tutte nere. Se solo sopravvivessi potrei farmi un bel parco macchine.

Mi avvicino alla pianta di ficus benjamin di mia moglie - che ora giace morta in cucina - e ci piscio dentro fischiettando.

Curioso come l'argilla galleggi irregolare in mezzo alla mia urina mischiata alla nera terra e a qualche grigia radice morta.

Mi avvicino alla bomba, non prima di aver tirato uno o due calci svogliati a questi corpi inanimati e sanguinolenti che fanno ormai da macabra moquette sbrindellata sul freddo pavimento. Il rumore dei miei passi sul tappeto intriso di sangue è disgustoso…non si ha idea di quanto sangue contenga un corpo umano finchè non se ne vede uno divelto, o finchè non se ne fa a pezzi uno. Fidatevi di me: è tanto.

Osservo il detonatore: è collegato ad un timer - che segna oramai quattro minuti e mezzo - e all'impianto antifurto della casa. Non posso disattivarlo, il codice è stato modificato. Questo vuol dire che se proverò ad uscire prima dello scadere del tempo esploderò, mentre se tento di scappare da una qualsiasi uscita della casa, esploderò comunque.

Ottimo.

Uno di questi due cadaveri – quello in completo nero e camicia bianca, o meglio, quello che rimane di un completo e di una camicia – ha innescato l'ordigno. Il bastardo.

A dire la verità ce l'ha anche piazzato.

Ma tutto questo, ovviamente, quando ancora era in vita.

Non so disinnescare bombe.

So cucinare, ma non disinnescare bombe.

Mi sa che non mi resta che aspettare quieto la fine del mondo.

Si, perché sono certo che quando morirò anche il mondo scomparirà con me.

O, quantomeno, il mio mondo.

Perfetto.

Che ironia per i cadaveri presenti nella casa: prima uccisi a colpi d'arma da fuoco, poi, corpi morti, fatti esplodere. La scenetta potrebbe quasi farmi ridere, se non mi trovassi anch'io nella stessa casa.

Questa situazione almeno mi lascia la possibilità di non dover perder tempo a cercare di trovare una soluzione. Non ce n'è.

I miei soci e mia moglie giacciono senza vita per terra.

Quella bomba era per tutti noi.

Tutta quella fatica per niente.

Alt. Stop. Rewind. Torna indietro a due giorni fa, quando ci preparavamo a fottere Jack.

Nessuno di noi aveva mai sparato. Soltanto uno di noi aveva toccato un arma prima: io. Nessuno di noi aveva mai assaltato una macchina in movimento a volto coperto e mano armata sparando prima alle gomme per farla fermare, poi minacciando di morte i bersagli per farsi consegnare il bottino, poi scappando a rotta di collo in macchina inseguiti da svariati soggetti poco raccomandabili e decisiamente poco amichevoli. Ma questo era il piano.

Un piano assurdo, è vero.

Un bottino. Un assalto. Quattro uomini.

Anzi, tre uomini e una donna.

Nessuno aveva mai osato fottere Jack. Noi eravamo i primi.

Me lo ripetei durante tutto il tempo che impiegammo per vestirci e armarci, ringraziando Mary per la situazione di merda in cui mi aveva messo.

Fermi. Stop. Indietro. Indietro a molto tempo fa, quando, seduti in un prato in collina, guardavamo la città lontana, eppure così vicina, quasi accoccolata ai nostri piedi, che rappresentava tutti i nostri grigi problemi, e Mary mi chiedeva di legarle i lunghi capelli d'oro che tanto amavo in una treccia.

Alt. Stop. Rewind. Vai ancora più indietro, a quando mia moglie Mary torna a casa dicendomi: "Caro, lo teniamo per le palle".

Giuro che non capii. E d'altronde come potevo? Quale marito si aspetta di essere tradito? Giuro che non ci credetti nemmeno quando la troia mi spiegò il suo piano, certo non prima di avermi detto che lo aveva formulato dopo aver carpito segretamente informazioni riservate al suo amante, che si era rivelato essere un narcotrafficante. E probabilmente, aggiunse lei maliziona, uno di quelli grossi.

Non vi era sorpresa nel suo sguardo. Fissava una bianca luce colpirla da dietro una serranda, districando e componendo, nella sua mente, un improbabile piano criminale.

Stop. Rewind. Vai indietro veloce per molto tempo, fino a quando io e Mary eravamo innamorati. Fino a quando lei mi diceva " ti amo ". Fino a quando anch'io le dicevo " ti amo ". Fino a quando, felici, ci mentivamo l'un l'altro speranzosi. Fino a quando ci si stringeva la mano e ci si baciava, sicuri dell'esistenza di un sentimento di cui mai avremmo saputo dare una definizione.

Grazie a dio non abbiamo avuto figli.

Stop. Avanti veloce fino a poche ore fa, esattamente fino al punto in cui uno sconosciuto, a mia insaputa, entra in casa mia scassinando la serratura della porta sul retro e piazza un pugno di plastico in un angolo del mio salotto, collegando il detonatore a un timer e all' impianto antifurto. Mani esperte montano rapide un ordigno di morte.

Avanti veloce. Ancora. Ok, va bene qui.

"…Lo scambio si effettuerà alle dieci di mercoledì sera nel parcheggio dello stadio. Non si aspettano nessun tipo di intrusione esterna " mi disse, mentre incredulo la ascoltavo attento. " ha parlato di uno: immagino sia un chilo…Sai quanti soldi ci possiamo fare? Beh, certo ci servirà una mano, diciamo altri due uomini. Si, credo che due uomini possano andare."

La sua mente formulava velocemente un piano per derubare il suo malavitoso amante, e viscida la sua lingua altrettanto velocemente la esponeva ad un io sbigottito.

Non mi vedeva neppure.

Forse perchè ero impallidito fino ad assumere le stesse tinte di muri e tende.

Non si rendeva nemmeno conto dell'assurdità del piano e soprattutto della situazione nella quale mi, anzi, ci stava gettando.

Non si aspettava nessuna mia reazione: non alla sfacciata dichiarazione del suo squallido tradimento, non alla sua perentoria decisione di coinvolgermi forzatamente nell'operazione. Ero un nulla. Lei, accecata dal denaro. Ladra. Nemmeno mi vedeva.

"… e poi possiamo recuperare delle armi da mio padre; andava a caccia…ha un paio di fucili e delle pistole che, dice, usa per difesa personale…credo non abbia nemmeno mai sparato a un bersaglio…che sega, quel vecchio".

Incredibile.

Davanti alla totale e impressionante assurdità della situazione, mi trovai talmente disarmato che non potei far altro che accettare. Tra me e me ovviamente, perche Mary non chiese mai una mia qualche approvazione. Nemmeno la più tacita.

Alt. Stop. Fast forward. Vai avanti, a quando mia moglie Mary ed io ci ritroviamo - come in un sogno o in un film giallo di quart'ordine – in compagnia di altri due uomini di cui non conosco il nome, all'interno della macchina di uno dei due sconosciuti. "sono uomini fidati" - mi ha detto perentoria mia moglie - "il fatto che tu non conosca la loro identità eviterà solo coinvolgimenti ulteriori." Un gran manager, mia moglie.

Evitai di chiedermi cosa intendesse Mary con l'espressione "uomini fidati"…soprattutto dopo le recenti improbabili scoperte: mia moglie amante di un narcotrafficante, mia moglie con un fucile in pugno, mia moglie che partorisce violenti e azzardati piani criminali ad alto rischio.

'Fanculo.

Ero impressionato da come la sua identità si trovasse così a suo agio nelle vesti di questo nuovo personaggio.

Diomio, non la conoscevo per niente.

Mi stavo forse innamorando di nuovo della mia Mary?

Stop.avanti piano fino a quando non ci appostiamo a fari spenti sotto un salice i cui rami coprono interamente la macchina. Attendiamo in silenzio

Stop. Indietro veloce fino a quando, in cucina, mia moglie mi disse: "…Tanto cosa vuoi che ci facciano? Che ci denuncino per furto di droga? Non possono farlo…non ci troveranno mai…Uno degli uomini che ho coinvolto si occuperà anche della vendita. I soldi ci saranno due giorni dopo, quando ci ritroveremo tutti nel tuo appartamento per la divisione."

Dopodichè come per scherzo si fece per un attimo seria .

"Poi io te ci divideremo, non ti vorrò mai più vedere."

Non solo per nostra reciproca tutela e sicurezza, disse, ma anche perché la nostra storia era morta, priva di qualunque senso.

Mi chiese se non lo avessi per caso già capito da me.

"Lo sai, vero?"

Veloce. Veloce. Avanti veloce fino ad adesso. Sdraiato sul pavimento osservo il fumo della mia sigaretta lento salire al soffitto in spirali concentriche e sfumate d'azzurro. Il display del timer digitale proietta una luce intermittente, che ogni tre secondi colora di verde il mio corpo e i miei pensieri.

Manca poco.

Penso a tutta la fatica che ho fatto, e ai due senza nome che supini giacciono cadaveri al mio fianco. Sento tiepido il viscido rosso umidore del sangue sulla mia schiena lievemente inarcata.

Penso che ora che sto per morire non ho proprio nulla a cui pensare.

Peccato.

Stop. Ok. Ok . Adesso indietro veloce fino a quando non credo ai miei occhi, stiamo davvero uscendo dalla macchina con le armi in pugno, davvero mi ritrovo ad urlare di alzare le mani figli di puttana, vi faccio saltare quella testa di cazzo… non è uno scherzo merde, dammi la valigia, bravo, tu fermo, bravo, passamela anche tu, non fate scherzi o qui qualcuno si farà del male…perfetto cosi, salite in macchina…e…

Una detonazione potente, esplosa vicino al mio orecchio destro mi tramortisce e assorda totalmente; immagino per un attimo l'espressione da coglione che mi si sta dipingendo in volto, ma riesco comunque a distinguere chiramente la macellazione del viso di uno dei malviventi.

Il suono prodotto dallo spiattellamento caotico dei suoi marcati lineamenti, ora poltiglia rosata e schiumosa, mi ricorda il rumore che farebbero una manciata di biscotti brombi di latte lanciati contro il muro.

Muore sul colpo con un proiettile in testa e una macellata faccia da idiota.

Nessuna poesia nella morte.

Il proiettile proviene dal fucile di mia moglie.

Stop. Indietro veloce per molto tempo, fino a quando io e Mary, allora ragazzi, facemmo l'amore per la prima volta. Splendida ragazza sorridente dai lunghi capelli ramati e dal sorriso conturbante.

Stop. Avanti veloce fino ad adesso. Pausa. Mia moglie morta sul pavimento della cucina, uccisa con quattro colpi al petto, i lunghi capelli ramati ora sfumati da rosse striature e schizzi vermigli, un sorriso orrendamente e rabbiosamente sfregiato dipintio su un caro e conosciuto volto di cadavere.

Ora indietro veloce, fino a quando non scappiamo in fretta e furia per la città, diretti ad un parcheggio sicuro.

I pneumatici stridono.

Odore di gomma bruciata e di frizione consumata.

Zoom su di me nella macchina che urlo come hai fatto, non è possibile, sei pazza. Zoom su Mary che mi guarda con disprezzo e totale noncuranza, fumando una delle mie sigarette.

La cenere cade sul sedile mentre io mi rassegno al silenzio.

L'asfalto indifferente scorre sotto la macchina mentre malefici pensieri di vendetta freddi scorrono nella mia mente eccitata.

I due senza nome, seduti alle nostre spalle, sogghignano.

Ora avanti veloce, fino al preciso istante in cui mi rendo conto della trappola. Fino al preciso istante in cui capisco che uno dei due senza nome altri non è che uno scagnozzo mandato da Jack. Un suo apostolo-killer in completo nero e camicia bianca.

Nessuno aveva mai provato a fottere Jack. Noi si, mia moglie si.

Jack aveva capito fin dal principio che Mary, la sua amante da due soldi, quella stupida scrofetta doveva aver avuto a che fare con l'assalto: era l'unica che ne aveva saputo qualcosa. E poi la presenza di una donna in un commando che assalta un carico di droga non è un fatto usuale, e questo aveva colpito e insospettito terribilmente Jack. Da li la decisione di piazzare ricettatori di grosse quantità di droga ovunque, in maniera che non ci potessimo non imbattere in uno di loro. Avrebbe ricomprato la droga che gli avevamo rubato. Non era un problema. I soldi se li sarebbe ripresi.

Nessuno aveva mai fottuto Jack. O comunque nessuno era mai rimasto vivo abbastanza per raccontarlo.

Che stupidi bastardi.

Averlo saputo prima.

Tutta quella fatica per niente.

Adesso indietro. Indietro. Stop. Ancora un po'. Indietro ancora. Esatto. Adesso. Proprio al momento in cui apriamo la valigetta. Zoom sulle nostre bocche aperte. Zoom sul rivolo di sudore freddo che maligno scorre infido sulla mia fronte.

Siamo, Mary ed io, in questo ritaglio di un pomeriggio qualsiasi in cui si è appena assaltato un corriere della droga, il ritratto della sorpresa.

Che maledetto idiota sono stato.

Perché mi sono fidato?

La valigetta contiene 10 chili di cocaina purissima.

Lo so perché l'ho pesata sulla bilancia della cucina. Lo so perché l'ho assaggiata. L'ho assaggiata perché sono sconvolto. Sono sconvolto per colpa di Mary. Sono sconvolto per la situazione in cui ci siamo cacciati. Ora, oltre che sconvolto, inizio ad essere anche parecchio alterato. Ne consumo una quantità spaventosa, confezionandola in larghe striscie, che poi aspiro avido con l'ausilio di una lercia banconota arrotolata.

Battito cardiaco accelerato pupilla dilatata distorsione dello spazio tempo sovraccarico energetico ansia.

Mia moglie – stupida cagna – esulta.

Indietro. Parecchio indietro. Fino a quando mia moglie, per svegliarmi, baciava le mie palpebre tiepide e chiuse, ancora intrappolare dalla bianca ragnatela del sonno.

La amavo.

Ci amavamo.

Alt. Stop. Fast forward. Avanti veloce fino a quando tutti i partecipanti all'assalto si ritrovano in casa mia per la divisione del denaro. In questo istante la cocaina rubata è già nelle mani di Jack. Era lui il ricettatore. Ha dato l'ordine di ucciderci. Tutti. Lo stronzo scagnozzo ha già estratto la pistola. Ci zittisce, ci fa sedere sul divano. Silenzio.

Fermo. E ora indietro, fino all' istante in cui aperta la valigetta, e sentita mia moglie esultare, decido di fottere tutti.

Esatto.

Dieci chili.

Ucciderò tutti e terrò tutto.

Ci sono abbastanza soldi per scappare e farsi una nuova vita.

Una carneficina.

Esatto.

Un massacro.

Esatto. Mary merita di morire, quella schifosa puttana fedifraga.

Io merito di diventare ricco.

Gli altri due, beh, chi se ne fotte, nemmeno li conosco.

Peccato non sapessi della bomba.

Paccato, tutta quella fatica per niente.

E adesso andiamo avanti. Fast forward. Ancora un po'. Perfetto. Vai a quando - dopo aver fatto fuori tutta questa gente - mi accorgo che sono comunque fottuto.

Irrimediabilmente fottuto.

Ho sprecato una decina di proiettili per niente.

L'angelo della morte in completo nero e camicia bianca aveva appena preso la valigetta e inserito l'allarme, quando ho visto il verde lampeggiare ed ho capito.

Ho imbrattato di sangue il mio appartamento per niente.

Tutta questa fatica per niente.

Nessuno ha mai fottuto Jack.

Nell'angolo della stanza attende la bomba. I suoi verdi occhi di timer lampeggiano scandendo i miei ultimi minuti. I miei ultimi secondi.

Se avessi saputo avrei potuto almeno evitare di far fuori tre persone poco prima di render l'anima.

Il Capo non sarà tanto contento. A Lui non sta mai bene niente, comunque.

Beh, amen.

Il timer segna ventidue secondi alla fine del mondo.

Seduto sulla poltrona rovescio la testa, dopo aver bevuto l'ultimo goccio di scotch nel bicchiere decorato a piccole piramidi che pungono piacevolmente.

Immagini di Mary ed io avvinghiati nell'atto amoroso mi tornano alla mente. Ricordi di quando facevamo l'amore sul pavimento del salotto e io, sdraiato, vedevo la vecchia ventola cigolante sul soffitto creare, con il suo incessante movimento rotatorio, una strana aureola immateriale e sfumata intorno al dorato capo di Mary.

Allora però non c'era questa strana luce rossa.

Apro gli occhi e vedo la stessa vecchia ventola, l'usuale e perpetuo movimento circolare, sento il caro cigolio. Ora però mia moglie giace cadavere in cucina.

Lampi verdi scandiscono l'inevitabile avvicinarsi della fine.

Mary, la mia splendida ragazza sorridente dai lunghi capelli ramati e dal sorriso conturbante.

Mary, lunghi ramati capelli sfumati da rosse striature e schizzi vermigli, un sorriso orrendamente e rabbiosamente sfregiato dipinti su un caro e conosciuto volto di cadavere.

Tre.

Mary.

Due.

Mary.

Uno.

 

 

 


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