THE Unedited
Flexzine in Italian and English Since 1999
Noi Scopriamo Talenti / We Discover Talents
Noi Scopriamo Talenti
We Discover Talents
//

L’incertezza energetica deve accelerare le mini centrali nucleari nell’Ue


Pur con dovuta attenzione agli scenari di contingenza, il mio stile di insegnamento e ricerca in economia e geopolitica economica è cercare le condizioni prospettiche (feedforward) che facciano retroagire il futuro sul presente producendo fiducia finanziaria: l’incertezza energetica dovuta al conflitto nel Golfo rende più chiara la necessità di liberare l’Ue dalla dipendenza dei combustibili fossili importati. Per questo la recente decisione della Commissione europea di dare finalmente priorità all’energia nucleare di nuova generazione è una decisione corretta sul piano della produzione della di fiducia per l’Ue in uno scenario di 20-25 anni. Che andrebbe accelerato.
Tre obiettivi armonizzabili:
a) appunto, liberazione dell’Ue dalla importazioni di petrolio e gas e relativi eccessi di costo economico;
b) riconvergenza, dopo una divergenza deindustrializzante, tra ecoadattamento al cambiamento climatico ed industria;
c) futurizzazione tecnologica con impatto sistemico espansivo. Tali obiettivi sono raggiungibili in base a tecnologie già esistenti o in maturazione avanzata. Ovviamente la loro applicazione dovrà essere graduale e quindi va previsto un periodo di transizione dove il mix energetico manterrà una dipendenza pur decrescente dalle fonti fossili sostituite da quelle nuove. L’installazione di minicentrali (due ettari) a fissione con sicurezza intrinseca potrà essere accelerato dal fatto che queste possono essere costruite in serie. Ma per impiantarle in migliaia di luoghi è necessario creare nuove norme specifiche che definiscano la regolamentazione. Il tempo per queste andrebbe accelerato. Al momento la potestà normativa in materia è delle nazioni senza obbligo Ue di attivare programmi nucleari di nuova generazione. L’ipotesi migliore, però, è che l’Ue definisca standard macro comuni, ma lasciando spazio alla concorrenza tra progetti tecnologici e nazionali diversi.In prospettiva c’è la fusione nucleare con necessità di impianti più grandi ed anche la loro zonazione dovrebbe essere predisposta in tempi correlati, pur applicazione temporalmente più lunga del mini-nucleare a fissione. Una retroazione dal futuro sul presente molto importante riguarda lo scenario di decarbonizzazione: se aumento la probabilità che attorno al 2050 ci sarà molta energia pulita nucleare combinata con solare, idroelettrico, eolico, ecc., allora è possibile ridurre oggi costi e vincoli per i sistemi carbonizzanti in fase di transizione energetica sia per minimizzare i costi stessi sia dando respiro finanziario alle imprese utile per il loro adeguamento post-fossile. Non basteranno 20-25 anni? Per l’ecoadattamento e le nuove reti elettroniche (portatrici di produttività) servirà molta energia a basso costo: climatizzazione, desalinizzatori, robotica, reti per la nuova Internet, per l’intelligenza artificiale, ecc. Pertanto lo scenario di futura domanda di più energia dovrà definire i ritmi di transizione per più fornitura nucleare. Concentriamo investimenti politici e finanziari su questo scenario, che chiamerei Fermi Project.