L’America ha modificato la strategia di condizionamento dell’Iran da quella del falco (pressione via distruzioni) ad una del boa constrictor (soffocamento) via blocco navale delle partenze ed arrivi nei porti iraniani e caccia con sequestro delle navi (commerciali) nemiche in mare aperto. Tale scelta, oltre che dalla priorità di evitare rischiose operazioni terrestri, deriva dalla necessità di risparmiare mezzi offensivi e relativi costi ed allo stesso tempo aumentare la pressione su Teheran attraverso la negazione di risorse finanziarie. La strategia del falco resta utile per deterrenza, ma come eventualità di ultima istanza. Tra gli analisti prevale l’idea che la strategia del boa abbia efficacia non solo contro l’Iran, ma anche per convincere la Cina, molto danneggiata, a fare più pressione sull’Iran per una resa. In questo quadro c’è un particolare rilevante che tocca le scelte strategiche degli europei in relazione alla durata della crisi: Washington punta ad uno strangolamento anche lento per far accettare a Teheran le sue condizioni.
Ma se la soluzione della crisi fosse molto lenta gli europei e molti asiatici dovrebbero affrontare una crisi di scarsità energetica generativa di inflazione già verso fine maggio con picco recessivo pesante in estate. Non ho dati sulla resilienza delle nazioni arabe/sunnite del Golfo, ma sentendone riservatamente le lamentele ritengo che i loro calcoli portino a scenari economicamente catastrofici se il blocco di Hormuz per continuità della minaccia iraniana durasse più di qualche mese. Inoltre, si intravede un’azione molto attiva e riservata della Cina per riempire lo spazio di influenza geopolitica dell’America reso contendibile dall’insufficiente rispetto delle esigenze di sicurezza economica degli alleati. Semplificando, l’affermazione che l’America non abbia alcuna fretta di chiudere il caso – anche considerando il vantaggio nell’aumento della dipendenza globale dal suo petrolio e gas – è pericolosa per gli alleati e di dubbio vantaggio per l’America stessa. Soluzioni? Una crisi geopolitica ad alto impatto in forma di scarsità di materie di rilevanza sistemica quali l’energia ha soluzioni geopolitiche e non finanziarie. Per gli europei e l’Italia la soluzione di generare a debito un contrasto all’inflazione può essere una soluzione solo di breve termine. Pertanto resta agli europei la soluzione di riconvergere con l’America per riaprire Hormuz. Possibile? La divergenza euroamericana è forte, ma il rischio di crisi economica per gli europei è troppo elevato. Pertanto la soluzione più razionale è l’attivazione di un ingaggio di una coalizione di europei (e alleati del Pacifico) per la sicurezza del canale di Hormuz che integri le forze statunitensi insufficienti per farlo da sole e solo sufficienti per un blocco navale lontano dalle coste. L’idea è già allo studio della euro-coalizione dei volonterosi con l’interesse di decine di nazioni del Pacifico e arabe-sunnite del Golfo. Come? L’America aggiunga al blocco navale un corridoio di sicurezza per transiti non iraniani e gli europei ed altri alleati del Pacifico mandino mezzi di sicurezza per difenderlo. Questa soluzione sarebbe di massimo vantaggio/minor rischio per l’Italia.