THE Unedited
Flexzine in Italian and English Since 1999
Noi Scopriamo Talenti / We Discover Talents
Noi Scopriamo Talenti
We Discover Talents
//

Possibile indurimento nella strategia cinese


I comportamenti aggressivi/americanisti di Trump hanno indebolito la convergenza tra America ed alleati creando uno spazio geopolitico potenziale di maggiore influenza cinese nel mondo. Opportunità finora perseguita da Pechino sia evitando un conflitto aperto e simmetrico con Washington – pur non rinunciando ad espressioni verbali ed azioni riservate di contrasto - sia con una comunicazione diplomatica finalizzata ad una difesa di un mercato globale fluido contrapposta al dazismo protezionista statunitense. Fino a poco tempo fa era evidente nell’analisi strategica cinese l’interesse a consolidare una relazione G2 stabilizzata – pur in formato di cooperazione intrabellica – con l’America considerandola potenza cedente in prospettiva, ma ancora dotata di superiorità militare per un certo periodo. Semplificando, la Cina percepiva un destino di prima potenza globale che rendeva inutili conflitti oltre soglia con gli Stati Uniti nel breve-medio. Tuttavia, da qualche settimana stanno emergendo segnali di modifiche nel pensiero strategico cinese. Il rischieramento della forza militare statunitense nel Pacifico in funzione anticinese smentisce la dottrina del ritiro americano nell’emisfero verticale delle Americhe. Inoltre, lo spazio geopolitico lasciato contendibile dagli errori americanisti di Washington sta favorendo più l’espansione globale eurocentrica, via trattati doganali zero dazi, che non la Cina: India, Mercosur, Canada, Giappone, in prospettiva Australia, Indonesia, ecc. Da un lato, Pechino tenta di creare buone relazioni con il geo-vicinato, di penetrare in Europa, nel mondo arabo e di restare potenza in Africa. Ma dall’altro, non ci sta riuscendo a sufficienza. Inoltre, intuisce che la divergenza euroamericana avrà un limite e gli europei occidentali porranno limiti espansivi all’influenza cinese. Pertanto, semplificando, la Cina non può rinunciare alla strutturazione di un blocco euroasiatico sinocentrico sufficientemente grande per mantenere rilevanza geoeconomica e geopolitica globali. L’Iran è una parte essenziale di questo blocco e difficilmente la Cina potrà evitare di difenderne il regime, come fatto con il Venezuela, passando da un sostegno indiretto – via assegnazione al Pakistan (satellite, ma non troppo evidente) del ruolo di mediatore - ad uno più diretto. In sintesi, la Cina ha bisogno di trovare e consolidare uno spazio geopolitico di sua dominanza dove esercitare una protezione più forte delle nazioni allineate.
Il punto: nelle contingenze questo possibile cambio di strategia cinese impedirà una collaborazione sinoamericana per sbloccare Hormuz? Da un lato, la Cina ne ha bisogno, ma dall’altro deve sostenere il regime iraniano per rafforzare la sua capacità condizionante nei confronti dell’America e dell’Ue. Cioè mostrare che bisogna pagare un prezzo a Pechino per ottenere un calmieramento dei teatri del Golfo e dell’Ucraina, non necessariamente rinunciando ad un G2 sinoamericano, ma mettendo Pechino in una posizione di superiorità su Washington. E’ un pericolo che merita valutazioni correttive da parte di Ue, Stati Uniti ed Italia.