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Noi Scopriamo Talenti / We Discover Talents
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L’accelerazione del nucleare di nuova generazione


Il governo sta accelerando la costruzione del quadro giuridico necessario al riavvio della produzione di energia nucleare in Italia entro il 2026. Tale accelerazione sul piano delle norme non porterà risultati immediati di riduzione delle bollette, ma promette una forte competitività ed autonomia energetica entro il 2050 che sarà avvertibile già nel decennio 2030-40 come “profezia” capace di migliorare il ciclo finanziario dell’energia riducendone il costo. Il punto: maggiore sarà il consenso e più sarà possibile governare la profezia detta, anticipandone l’effetto sugli investimenti – sia privati sia nella formula mista pubblico-privato – prima del 2030. Come? Via azioni di rispristino del realismo. Prima, la paura di incidenti nucleari è irrealistica in relazione alla nuova tecnologia dei piccoli reattori modulari a sicurezza intrinseca (Smr). I sondaggi già mostrano un notevole consenso per il nuovo mininucleare, ma è importante consolidarlo via divulgazione scientifica appropriata. Seconda, c’è una reazione ostile al nucleare da parte di chi ritiene sufficiente espandere l’energia solare ed eolica, nonché geotermica, perché tecnologie pulite già esistenti ad applicabilità immediata. In questo caso va chiarita una formula strategica basata sul mix tra fonti intermittenti/discontinue (come il solare e l’eolico) e nucleare che è continuo e non dipendente dalla variabilità meteo: solo una fonte continua può compensare l’intermittenza. Ora la fonte continua è assicurata da combustibili fossili e quindi il nuovo nucleare ha il compito di sostituirli gradualmente per più produzione di elettricità indipendente e pulita. In sintesi, la formula realistica è basare sulla diffusione del mininucleare di nuova generazione la sostituzione dei combustibili fossili per la produzione continua di elettricità che permette di aumentare quella intermittente o localizzata. In tal senso la critica al nucleare dai proponenti del solare e simili è infondata: non c’è conflitto tra energia nucleare e non, ma integrazione complementare. Tale enfasi sul mix energetico con crescita del nucleare ha un motivo già visibile nei dati: l’aumento futuro della domanda di energia elettrica a causa del numero crescente di centri dati che forniscono prodotti di intelligenza artificiale e simili. Poi va aggiunto l’aumento della domanda di energia elettrica per dissalatori, microclimatizzazione diffusa di ambienti chiusi, ecc. Ed anche per mobilità elettrica. Semplificando, un’offerta adeguata alla domanda di energia nei prossimi decenni richiederà più energia di fonte nucleare. In questa bozza di scenario non c’è ancora un calcolo di quando sarà possibile ottenere la produzione da centrali a fusione nucleare, pur in accelerazione la ricerca: già entro il 2040 i primi impianti o dopo? Ma è già tecnologicamente certo il mininucleare a fissione, per tale motivo fattore di efficienza, produttività e sicurezza inevitabile nel prossimo trentennio. Anche per vantaggi ambientali di una decarbonizzazione non depressiva, della possibilità di costruire in serie le minicentrali riducendone i costi e, soprattutto, di usare scorie radioattive esauste rigenerandole come combustibile attivo entro alcune tipologie delle minicentrali stesse. Inoltre, queste possono essere miniaturizzate sotto i 2 ettari di spazio comprese le appendici. La riduzione delle importazioni di gas e petrolio pone problemi? Sarà graduale in correlazione con i tempi di sostituzione delle fonti continue di energia. La difficoltà, per esempio nel settore dei grandi camion, di sostituire i motori termici con elettrici? Potrà essere risolta generando combustibili sintetici o bio. In conclusione, c’è tanta ricerca da fare. Ma la più urgente è la zonazione (permessi, vincoli e connessioni in rete) per dove mettere più minicentrali nucleari a fissione sul territorio e così permettere l’accelerazione di investimenti industriali/finanziari privati.