La strategia europea di estensione globale dei trattati doganali a dazi minimizzati e regole di fair trade va vista come soluzione per una riglobalizzazione ordinata del commercio internazionale che contrasti le tendenze deglobalizzanti. Ma potrà una Ue non sufficientemente integrata e geopoliticamente forte reggere il ruolo di una riglobalizzazione eurocentrica che di fatto sfida la centralità geoeconomica e geopolitica di Stati Uniti e Cina? Canada e Giappone siglarono trattati doganali con l’Ue per la postura preoccupante della prima Amministrazione Trump (2016-20) e che ora molteplici nazioni (India, area del Mercosur, Messico, ecc.) lo stanno facendo o preparando a causa del peggioramento dazista/protezionista della seconda, dal 2024. A cui va aggiunta la posizione di molte nazioni del cosiddetto Sud globale di non voler dipendere troppo da azioni condizionanti dalla Cina.
Ho chiesto ai colleghi europei del programma Deglobalizzazione conflittuale e riglobalizzazione selettiva, avviato da Stratematica nel 2013, di trovare un modello interno dell’Ue che possa dare forza sufficiente alla strategia esterna europea, proponendo due termini di riferimento realistici e non ideologici: a) finora il successo esterno dell’Ue si è basato più sulla paura di America e Cina da parte delle altre nazioni che non su una capacità dell’Ue stessa; b) l’euroscenario non può prevedere né una confederalizzazione rapida dell’Ue né la continuità della sua insufficiente integrazione interna. I primi risultati hanno portato ad una ipotesi con denominazione Europe as a Service. Cioè l’Ue come servizio che implica una intensificazione tematica del metodo funzionalista – che fu usato con successo dal 1957 fino al 1992 per strutturare la Comunità europea prima dell’Unione - per una crescente cooperazione intraeuropea senza ridurre oltre misura le sovranità nazionali. Come? L’analisi ha mostrato la fattibilità di alcuni passi chiave per più integrazione selettiva: mercato unico finanziario più liscio, euro-coalizione militare sia autonoma sia Nato compatibile, politica energetica. Ora la ricerca sta valutando l’utilità per ogni nazione di tale integrazione selettiva (meno di un’unione, ma molto più di un’alleanza) per argomentare l’accelerazione di un metodo funzionalista non desovranizzante. Ma è anche emerso che il metodo funzionalista può essere esteso a nazioni convergenti extra Ue in settori selezionati. In breve, la Ue può essere un servizio moltiplicatore di sicurezza e ricchezza non solo per le nazioni interne, ma anche per quelle esterne. E tale visione potrà essere un precursore per una configurazione di un G7 più inclusivo di altre democrazie, in proiezione almeno un G12 con scala tale da diventare centro riglobalizzante. Fantapolitica che sottovaluta gli euronazionalismi? No, ricerca di opzioni fattibili per portare la profezia e lo scenario strategico verso un orizzonte ottimistico ed aperto contrastando quello pessimistico del rifugio in sistemi chiusi e “corti”. L’Italia? Quanto qui espresso ne faciliterebbe la proiezione economica globale.