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L’America fornitrice di sicurezza a pagamento è un errore


Washington sta rivalutando la strategia per restare primo potere globale militare e finanziario. L’idea di delegare agli alleati la loro sicurezza regionale fornendo solo un contributo indiretto non sta funzionando sia per contenere l’influenza crescente della Cina sia per difendere la centralità mondiale del dollaro e conseguente vantaggio di (simil)signoraggio. C’è confusione generata da un conflitto tra concetti (geo)strategici diversi, ma sta emergendo una dottrina di America come fornitore diretto di sicurezza in cambio di soldi: America as a service. I consiglieri di Donald Trump sono riusciti a convincerlo a non rendere brutale e controproducente, nonché contrario al diritto internazionale di libera navigazione, il prezzo della fornitura di sicurezza alle nazioni alleate del Golfo: da una gabella del 20% calcolata sul valore del carico di una nave si è passati ad accordi di investimento negli Stati Uniti con le singole nazioni del Golfo stesso. Nel breve/medio termine l’America continuerà il presidio attivo con momenti bellici del Golfo e rinforzerà l’alleanza con le nazioni arabe sunnite della zona, rendendo più probabile un contenimento dei prezzi petroliferi e dei derivati. Ma in prospettiva la fornitura di sicurezza a pagamento – motivata nelle contingenze dalla ricerca di consenso nell’elettorato isolazionista/americanista da parte di Trump – non appare una buona strategia né per gli interessi globocentrici statunitensi né per gli alleati nonché per il mondo finanziario dell’area G7 + più nazioni compatibili. Idea migliore sarebbe quella di Henry Kissinger nei primi anni 70 del secolo scorso: transizione dalla gestione singola del pianeta ad una collettiva. Poi - mio tema di scenaristica strategica dal 2007 in poi (libro The Grand Alliance) - da far evolvere in un’alleanza delle democrazie e regimi compatibili con formato G7+: Nova Pax. Migliore perché reciprocamente contributiva tra nazioni e basata su standard di commercio aperto, ma finora non perseguita dall’America a causa del rischio di perdere sovranità condizionante nei confronti degli alleati. E migliore perché comunità internazionale coerente più grande di quella russo-sinocentrica dei regimi autoritari, quindi in grado di condizionarla. Poi perché base geopolitica per creare una metamoneta comune – il credit - con formula capace sia di rinforzare le monete nazionali cariche di debito sia di facilitare il commercio internazionale. Qui segnalo, dopo valutazioni con molteplici fondi di investimento statunitensi ed europei che la dottrina dell’America fornitrice di sicurezza a pagamento sarebbe un disastro per l’alleanza. Fino a che Trump sarà in carica sarà possibile solo evitare danni irreparabili. Ma già da ora va preparato un dopo con vettore verso un G7 + dove l’America senta di poter restare prima potenza globale entro un’architettura equilibrata e non squilibrata con gli alleati. Preparato come? Il mondo finanziario deve farsi ascoltare di più dalla politica.