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Politica culturale di massa, pandemia, new media. Una rivoluzione mancata?

by G. Zincone

Tempo di rivoluzioni sovrapposte:
nuovi mezzi/nuove modalità di comunicazione - sociologia e prospettive;
evoluzione micro/macro e geo-economica tra innovazione tecnica settoriale, aree di telelavoro, impatto delle macrocapacita’ di calcolo nelle transazioni e nelle previsioni;
pandemia Covid 19 (male prevista, gestione ed esiti non prevedibili).

Parto da una personale fallacia narrativa: oggi e cento anni fa (Weimar/adesso).
In breve:
disgregazione degli Imperi Centrali,
deflagrazione degli Stati Ipernazionali,
finestra ipercreativa (in realtà, spesso prosecuzione del prima - fisica, arte, letteratura e pensiero),
implosione tragica.

Focalizzo sulla politica culturale di massa, opportunità concesse, prospettive e antidoti.

Dato empirico: sovraesposizione ai dati pandemici.
I media tradizionali inondano da mesi la nostra percezione con dati numerici, ipotesi di contenimento, prospettive.
Da alcune settimane ciò si incrocia con previsioni economiche e altre ipotesi di correzione.

Iniziate prima e su questo scenario, alcune modalità innovative di creazione di consenso e tentativo di governo basate su psicologia di massa e new media.
Esempi: campagne elettorali USA (crowd funding e new media, dai media nazionali letti progressivi - Obama, e regressivi - Trump, Brexit), europee (Ungheria, Polonia), nazionali (Berlusconi, Renzi, Salvini in modalità ibrida; M5S in modalità integrale).

Scenario nazionale italiano:
dal tempo della crisi dello Spread, nascita e successo di un movimento a modalità iniziale interamente basata sui new media, M5S.
Ovvero - per semplificare - Casaleggio e Associati (C&A).

Bias favorevoli:
1) iniziale limitazione dei diritti individuali di allora (riforme Monti/Fornero 2012), conseguenti probabili disordini di massa a fronte di restrizioni;
2) per chi scrive, concezione elitista (straussiana) delle decisioni politiche.

Premessa
C&A ha dimostrato grande innovativa competenza nel creare una entità politica M5S e generare un consenso imponente (30% dei votanti).
La straordinaria concentrazione di fattori per una politica culturale di massa negli ultimi mesi ha offerto possibilità ancora più straordinarie a C&A.

Come C&A si intendono generalizzando le sue emanazioni politiche (M5S, singoli ministri, cariche in enti pubblici, primo ministro).

Fattori
1) un evento negativo eccezionale rinsalda intorno al potere simbolico (premier, bandiera, nazione);
2) il governo a due attori principali (M5S già dimezzato poi stabile e ancora potenzialmente gestibile; PD in crisi implosiva sebbene più abile nelle manovre), comprimari inutili o renitenti a squilibrare le forze in campo;
2) l’antitesi al potere (Lega, in seconda FdI) ha dimostrato gravi limiti di coerenza politica basandosi più sull’indicazione di nemici esterni (immigrati, UE) che su una strategia comunicabile credibile politica (alleanze transnazionali contraddittorie) ed economica;
3) tale antitesi Lega-FdI, Lega soprattutto, è persistentemente stigmatizzata dai grandi media tradizionali (grandi testate giornalistiche, RAI) o non appoggiata da altri (Mediaset, legata a para-opposizione consensuale dei resti del partito di Berlusconi);
4) per 6 settimane si è comunicato esclusivamente sulla pandemia. Dopo, le prospettive di crisi economica hanno trovato un po’ di spazio.

Ne sono derivati i seguenti vantaggi per il governo:
a) coesione da sindrome di accerchiamento;
b) assenza di contraddittorio;
c) totale libertà di decisione;
d) annichilazione virtuale e stigmatizzazione dei competitori;
e) possibilità di trattare la maggioranza degli elettori come plebe romana nel tardo Impero (consenso elargitorio);
f) potere affabulatorio su questa plebe (Casalino dal GF alla direzione comunicativa del premier).

Perché non ne è scaturito un vantaggio a medio termine?

C&A non ha saputo raggruppare una élite dirigente.
Tra errori palesi ed errori strategici.

Prima delle elezioni ha selezionato candidati nativi digitali inesperti della complessità della politica senza stabilire una catena di comando effettiva dietro la cd democrazia digitale.

Insieme a questi, ha cooptato per pseudoassemblee (digitali a numero chiuso) un grande numero di mediocri pseudocompetenti limitandosi a un approccio anticulturale da blog.

Consapevole di mancare di élite (così come l’Armata Rossa con gli ufficiali zaristi meno motivati), vinte le elezioni ha arruolato un certo numero di intellettuali.
Alcuni hanno disertato dai gruppi di appartenenza per vantaggio personale (cd effetto valanga),
Altri sono stati recuperati da posizioni universitarie secondarie e/o ambigue.

Non sono state considerate le posizioni dei singoli.
a) sindrome “Bar del lunedì” - ciascun incompetente (specie con attributi di potere) sente di poter sentenziare su tutto;
b) indisponibilità a recedere da una posizione vantaggiosa occupata (dai vertici ai consiglieri comunali) per persone senza cursus honorum.
c) soprattutto, la forma più diffusa attuale di disturbo della personalità. Il narcisismo.
Sopra tutti, Conte.

Nei fatti, dopo la ipersemplificazione originaria, la maggiore fragilità deriva da altro.
Alla eccezionale valutazione delle novità comunicative ha corrisposto la sottovalutazione della complessità della politica.

Conclusione
C&A avrebbe potuto realizzare un progetto di assoluto impatto... se ne avesse avuto uno.
Nonostante la compiacenza degli “Imprenditori della Disponibilità” (D. Kahneman).

"La politica è come la Sfinge della leggenda. Divora chiunque non riesca a risolvere i suoi enigmi."
Antoine de Rivarol (in Ernst Jünger , "Massime di un cinservatore", Guanda).

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