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“Drenare la pozzanghera”
Pseudoeconomie nella recessione: profitti Covid-indotti.

by G. Zincone

Utilizzo la metafora come segno di riferimento alla cultura tradizionale cinese, modalità ripresa anche nelle espressioni tipiche delle dottrine maoista e successive.

La durata della pandemia e le conseguenze nella società e nella economia sono oggetto di plurime analisi.
L’approccio UE e italiano ha mostrato fallacie nascoste ai soli occhi di chi attinga esclusivamente ai media dominanti in Italia.
Altri approcci di tipo empirico (UK e USA) sono stati criticati ma non si sono rivelati meno efficienti.
In Italia i media dominanti hanno concentrato quasi esclusivamente l’attenzione sulla evoluzione nel tempo dei dati pandemici, scartando punti di vista minoritari ma sempre presenti di osservatori economici fondati (Musso, Marsonet).
In questo sistema rituale si è inoltre sacrificato il complesso delle libertà individuali a un interesse collettivo determinato probabilisticamente ma asserito come assoluto.

Lascio questi aspetti, che condivido per formazione culturale, e mi concentro su una ricaduta economica.
Posta la condivisione del pensiero di Tremonti, che da tempo ci vede Nazione manifatturiera senza dominante vocazione finanziaria, rilevo quanto segue:

1) il calcolo del PIL appare basato su fattori irrealistici, là dove la produzione di reddito viene simulata da una circolazione aumentata del reddito prodotto lungo filiere di servizi il cui valore aggiunto è dubitabile;
2) la contrazione da pandemia del PIL effettivo (beni prodotti, esportati, aumento del valore aggiunto) è verosimilmente superiore a quanto proposto;
3) un singolo settore economico di nuova comparsa è invece esploso a seguito della pandemia.

A fronte di un indebolimento strutturale interno e nelle relazioni esterne della Nazione, ben nascosto dalla ovvietà del sistema pandemico, è rigoglioso un sistema economico parallelo correlato alla pandemia.

Vaccini, tamponi reiterati in ogni occasione di viaggio, ripresa lavorativa, rappresentano costi sostenuti e, di conseguenza, guadagni.
I vantaggi sono distribuiti tra
a) produttori e distributori del materiale;
b) enti effettuatori dei controlli, pubblici e privati;
c) personale delegato a effettuazione, trascrizione e consegna dei risultati;
d) spazi, strutture, personale e dispositivi (meccanici/informatici) di gestione del flusso di persone controllate.
Sono inoltre da considerare i dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti) e di disinfezione. Anche questi intesi come produzione, distribuzione e vendita.
Questo complesso può essere definito con denominazione inclusiva “Economia Pandemica”.

Se si considera la pandemia come un fattore di aggravamento di costi (chiusure lavorative, limitazione della mobilità), si può obiettare che i costi della Economia Pandemica sono finalizzati alla riattivazione del ciclo economico.
Questa finalizzazione non ha comunque valore positivo, si tratta unicamente di aggravio di costi di beni prodotti/utilizzati e di persone impiegabili altrimenti in attività produttive.

La similitudine è con la economia delle guerre civili, che non costituisce affatto un elemento di crescita ma di semplice predazione di quanto già esistente (K. Imai, J. Weinstein. Measuring the Economic Impact of Civil War – Working Paper No. 51, June 2000 , Center for International Development at Harvard University. Cambridge, MA).
La differenza delle guerre civili con le guerre istituzionali concluse è che nelle seconde le innovazioni tecnologiche indotte e i fenomeni di ricostruzione tendenzialmente hanno dato benefici sebbene a qualche anno dalla conclusione degli eventi.

La economia pandemica ha dimostrato vantaggi per produttori e distributori di vaccini, tamponi, mascherine e i loro dipendenti (occupati attivamente).
Paradossalmente e in una società post-eroica (E. Luttwak), coloro che si avvantaggiano hanno un ruolo che, senza lettura pregiudiziale, assomiglia a quello dei Signori della Guerra.
(N. Cooper – 2002 – Warlords and Logo Warrriors. The Political Economy of Postmodern Conflict. In: J. Brauer, J.P. Dunne eds, Arming the South, Palgrave Macmillan, London.
S. Skaperdas – 2002 – Warlord Competition. Dept. of Economics , Univeristy of California, Irvine, CA).

In ulteriore metafora, è come se le predazioni sui profughi dell’Atamano Semenov in Siberia nella guerra civile russa potessero essere anche marginalmente interpretate come fenomeno positivo.

Non vale la pena chiedersi se l’approccio alla pandemia universalmente e falsamente attribuito a Boris Johnson (falsità documentata da M. Bolondi in Atlantico Quotidiano, 03 aprile 2020) richieda un approccio adogmatico (cioè empirico) ai benefici per pochi indotti dalla pandemia e dalla sua gestione a fronte di una fragilità sbalorditiva del sistema Europa e del sistema Italia (al netto del pervenimento di risorse finanziarie comunitarie, non ancora visibili e da restituire anche poco palesemente)?

Cioè, è come se nella siccità un allevatore delegasse due delle sue settecento mucche a svuotare la sola pozzanghera residua e si dicesse soddisfatto del “lavoro” svolto.

Lascio ad altri argomentazioni catastrofiste-pauperiste, che non mi pertengono.

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