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We are thinking for you. So you don't have to.

by Filippo Brunelli

C'è il declino dell'intelligenza, sia individuale che collettiva. Stiamo perdendo la facoltà di capire, apprendere, giudicare. Siamo meno intelligenti di quanto non lo fossimo quando si studiava fino alla 5° elementare e poi si andava a lavorare. Siamo meno intelligenti perché non esercitiamo più quel muscolo che è il cervello. 
Sissignori il cervello è un muscolo e come tale va esercitato e tenuto in esercizio.
Abbiamo i computer che ci correggono gli errori, suggerendoci a volte anche la frase corretta, e così non sappiamo più usare un dizionario. Ci si affida alle soluzioni già pronte, ai pensieri già elaborati da altri, confezionati pronti all'uso. Apriamo Facebook e troviamo riportate frasi di nostri contatti che ci piacciono, mettiamo un "mi piace" e magari la ripostiamo.

Ma abbiamo mai approfondito se veramente quella persona ha detto quella frase (come se tutte le parole di pace siano state dette da Gandi, quelle di amore da Padre Pio, quelle di rabbia dalla Fallaci)?
Abbiamo mai cercato di capire il contesto socio/politico/storico che contraddistingue quella frase?
Conosciamo la filosofia o i pensieri dell'autore?
No, certo che no, questo implica lavoro, ricerca, tempo, ed il tempo è meglio usarlo per cercare i pokemon anziché la verità.
Abbiamo i mezzi per ampliare la nostra conoscenza, per crescere ma non li usiamo. Internet avrebbe dovuto rappresentare uno strumento unico per accrescere la nostra cultura, invece si sta trasformando nello strumento che distrugge la nostra società.
La libertà di espressione non ha mai raggiunto vette simili, ma questa libertà è abusata da ciarlatani che un giorno si svegliano e creano una pseudoscienza populistica che viene diffusa online.
Una volta si diceva "l'ha detto la televisione quindi è vero!" adesso se una cosa è scritta online e viene ripostata da 10,100, 1000 persone diventa vera anche se non lo è. Creiamo la verità, la conoscenza e la pseudoscienza.
Anche i giornali spesso si affidano ai social network per attingere alle notizie, e poco importa che sia una bufala o meno, poco importa che la verità sia un'altra. Noi la pubblichiamo (noi giornali) la gente la legge, perché è stata postata da 10,100,1000 persone e poi, il giorno dopo o la settimana dopo, postiamo una rettifica, magari a in terza o quarta pagina, una strisciolina piccola, così la verità è stata riabilitata…
È di settembre la notizia che Facebook e Twitter si sono coalizzati nella "First Draft Coalition ", per creare una piattaforma di verifica delle notizie e l'adozione di un codice di condotta.
Ma tutto questo sarebbe inutile se noi stessi ci riappropriassimo della capacita di critica, di saper vagliare il vero. Riscopriamo la facoltà di capire, apprendere, giudicare.
Sforziamoci di ragionare e pensare con la nostra testa senza accontentarci delle soluzioni già confezionate.

La prossima volta che su Facebook trovi una frase che ti piace, prima di condividerla fai i seguenti passaggi:

  • 1) L'autore l'ha veramente detta/scritta?
  • 2) In quale circostanza?
  • 3) È stata estrapolata da una frase più ampia. Cosa voleva dire l'autore?

 

La prossima volta che leggi una notizia postata da un tuo contatto chiediti:

  • 1) Qual è la fonte della notizia?
  • 2) È una fonte attendibile?
  • 3) Ci sono le prove?
  • 4) Se si tratta di una notizia di scienze è una realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile?

 

La scelta è tua, ma non lasciare che il cervello ti si atrofizzi. 

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